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il festival di zlatan

sanremo è finito, i maneskin hanno vinto, molti hanno stonato e zlatan ibrahimovic ne è uscito protagonista (l’unica cosa di cui ero certo fin dall’inizio). ibra ha portato sul palco il suo personaggio che si è costruito nel tempo, quello spaccone, un po’ snob, con un ego smisurato. ibrahimovic è così, o lo ami o lo odi. come persona, come calciatore e come personaggio. mi è sempre piaciuto ibrahimovic, meno la prima maglia che ha

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la visibilità è la nuova moneta?

“quanta visibilità serve per comprare 150gr di prosciutto?” alla mia ètà, con 37 capodanni alle spalle, potevo essere milionario. o forse no. potevo essere un calciatore verso fine carriera, che si è sudato i miliardi guadagnati. potevo essere un politico giovane ma affermato, che suda di meno. potevo comunque godere di una certa visibilità e credibilità. invece ho preferito fare vari lavori, accumulare esperienze ma sopratutto fare quello che mi piaceva fare, cercando sempre di

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voglio andare a vivere in campagna (elettorale)

“voglio andare a vivere in campagna” canta totoski cutugnoski (dato che ormai è più famoso in russia che in Italia) io la modificherei con “voglio andare a vivere in campagna elettorale”. quest’anno nella mia città si dovrebbe votare per le comunali. il condizionale ormai da febbraio/marzo 2020 è d’obbligo, per tutto. e come ogni campagna elettorale mi diverto un sacco, per tanti motivi. si sta così bene in campagna elettorale.  e nelle piccole città, dove

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grazie: una parola semplice ma potentissima

grazie: un semplice parola con un significato immenso, che purtroppo sembra stia andando nel dimenticatoio. viviamo nella società del vado sempre di fretta, del non ho tempo. e non badiamo più alle piccole cose, che poi sono le più importanti, quelle che fanno la differenza. poi siamo abituati che tutto sia dovuto, che se ti sto pagando non serva ringraziare, che “visto che…, fai questo per me” (potete declinarla come volete) la treccani definisce il

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prodotto wow, comunicazione “whaaat?”

– prodotto wow, comunicazione “what?” – l’ho pensato qualche sera fa addentando un panino con una tartare di salmone. un panino ottimo, con un gusto fresco e gustoso. eh.. non so a che ora lo stai leggendo, mentre lo scrivo sono le 16.20, ed ho fame lo stesso al pensiero. ma torniamo al punto. riprendiamo il focus. ho ordinato il panino dopo aver letto il menù sul sito. si letto, non guardato. perché non c’era

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profilo destro profilo sinistro

devo avere un profilo fatto bene, i social oggi servono a tutto, per trovare lavoro, per trovare l’amore, per trovare gli amici. devo migliorare il mio profilo. deve essere più bello. ma quale profilo vuoi migliorare? il destro o il sinistro, conosci un buon chirurgo? puoi avere anche il profilo migliore, con foto da paura, in posti da paura, con gente da paura, un profilo da paura insomma. ma se sei vuoto, non serve a

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il kintsugi, l’arte di accettare le imperfezioni e diventare unici

il kintsugi è una pratica giapponese che consiste nel riparare gli oggetti rotti evidenziando la riparazione con dell’oro. è una filosofia della vita che invita a riflettere sulla capacità delle cose e delle persone di rinascere e tornare utili dopo eventi avversi. diventando più belli e unici proprio nei punti fragili, nelle cicatrici. il filo d’oro del kintsugi rende più prezioso l’oggetto e permette di continuare ad avere una funzione, un’utilità. il difetto e l’imperfezione

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“farà andare la barca più veloce?”

1998, mondiali di canottaggio. l’equipaggio inglese ottiene un 7° posto, l’ennesimo risultato deludente. ben hunt-davis non ne poteva più. allora se ne uscì con una frase che lasciò tutti di stucco. “nel 2000 alle olimpiadi di sidney otterremo una medaglia” cambiarono il modo di allenamento, l’approccio fisico e mentale. ma tutto rispondendo a una sola domanda: “farà andare la barca più veloce?” in qualunque decisione la domanda era sempre ricorrente, girava tutto in funzione di

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come scegliere i collaboratori giusti?

ehi quando parlo di scegliere i collaboratori intendo la selezione di tutte quelle figure che ci circondano e ci aiutano a svolgere al meglio il nostro lavoro ma anche quelli che ci aiutano a vivere meglio. per dirla in modo semplice, tutte quelle persone che paghiamo per fare qualcosa al posto nostro,  perché non abbiamo tempo e/o voglia , sia perché non ne abbiamo le capacità. ancora più semplice? la domestica, il commercialista, un dipendente,

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